Mary Chioatto autrice di The last farewell
Superrb88 e Yori Bright
intervistano l'autrice di
THE LAST FAREWELL
Mary Chioatto
Chi si sveglia al mattino pensando ai mondi tracciati dalla propria penna, chi sa vedere le storie invisibili celate dalla realtà intorno a noi, chi si sente libero davvero solo abbracciando la propria penna, per me può definirsi scrittore.
Non importa il numero di libri pubblicati o la fama che attornia una persona, per me conta solo questo per definirsi tale.
2. Qual è la critica che ti spaventa di più?
A volte ho timore che la mia penna, lo stile con cui mi presento, possa essere frainteso. Amo l’uso di termini ricercati mentre scrivo, amo che la musicalità delle parole possa risuonare suggestiva ed evocativa (poetica in alcuni casi). Ma a volte ho timore che questa naturale inclinazione possa divenir pesante per lettori che cercano stili più scorrevoli o, peggio, che venga fraintesa, come se cercassi termini ricercati appositamente per dimostrare che li conosco. Non è così. Scrivo nello stile che io stessa ricerco nelle letture. Amo scegliere le parole con cura, saggiandone le sfumature e la musicalità.
3. Pensi che sia meglio scrivere in prima o in terza persona?
Secondo me non esiste un giusto o sbagliato, ma esiste ciò che più rende efficace la storia. Personalmente preferisco scrivere in prima persona, per dare una percezione più intensa al lettore delle emozioni vissute dalla protagonista. Mi piace l’idea di poter dare la possibilità di una esperienza più immersiva e per le mie storie penso vada bene così.
4. Riesce a pubblicizzarti come vorresti o hai qualche difficoltà?
Pubblicizzare mi diverte un sacco, dico davvero. Mi piace mettere in evidenza sfaccettature o curiosità non sempre percepibili dalla sola trama, è un modo per dar sfogo ad un altro aspetto della mia creatività (un aspetto più grafico). Devo ammettere però che mi farebbe piacere che questi contenuti extra raggiungessero un maggior numero di lettori…ci studierò!
5. Il complimento preferito che hai ricevuto per le tue storie?
Con la mia ultima pubblicazione, la novella THE LAST FAREWELL, penso di aver avuto complimenti ai miei occhi incredibili, che non mi sarei mai aspettata, ognuno merita tutta la mia gratitudine. Ma penso che ciò che più mi ha toccato nel profondo, sia quando un lettore ti dice che la tua storia è anima, che la penna sensibile con cui ho scritto si muove in punta di piedi e che nonostante la brevità della storia il lettore ha fatto un viaggio interiore. Penso di non essermi mai aspettata parole tanto sentite e profonde.
6. Quanto tempo dedichi alla scrittura?
Il tempo dedicato alla scrittura è una costante altalena per me. Ci sono periodi in cui riesco a scrivere un pezzetto ogni giorno, pezzetti più o meno lunghi. E poi ci sono periodi di silenzio assoluto, ma in quei momenti vivo la passione in altri modi (penso alla sponsorizzazione, alle ricerche e altri aspetti connessi). Non è di fatto scrivere, ma sono comunque attività utili alla scrittura. E in qualche modo non è ugualmente portare avanti il proprio sogno?
7. Se potessi delegare un solo aspetto da self-publisher a un assistente personale per sempre, quale sarebbe?
Domanda difficile questa, perché ogni aspetto, ogni fase di vita di una storia, mi affascina a modo suo, dalla stesura della storia alla sua pubblicizzazione. Quindi vivo ogni aspetto in piena felicità e se potessi non delegherei nulla. Se proprio dovessi necessariamente fare una delega, sarebbe per l’editing, anche se teoricamente dovrebbe già esser eseguito da una persona diversa dall’autore. É un aspetto su cui sono combattuta: da un lato so che la storia vista da occhi diversi dell’autore dovrebbe aver impatto positivo, occhi estranei possono individuare più facilmente refusi, ripetizioni, pesantezze e qualsiasi altra pecca della storia. D’altro canto ho il timore che la storia venga corretta per stereotipi (ES. semplifica questo pezzo perché la maggior parte dei lettori vorrebbe un testo più semplice) e non venga invece valutato ciò che rende più efficace la storia. Non tutte le storie, non tutti gli stili, devono essere necessariamente per tutti.
8. Hai mai avuto "il classico blocco dello scrittore", se si...cosa hai fatto per superarlo?
Purtroppo è capitato anche a me e c’è voluto non poco tempo per uscirne, o meglio, per capire cosa mi bloccava. Penso che ogni momento di stasi non capiti per caso, il momento stesso vuole dirci qualcosa. E io ho capito il motivo del mio blocco leggendo “On writing” di Stephen King. Non che il celebre autore lo abbia detto esplicitamente, ma tra le sue pagine intrise di consigli ho capito che a volte, quando so con sicurezza cosa deve accadere, dove devo andare a parare con gli eventi della storia, perdo la capacità di stupire me stessa. Se non riesco più a sorprendere me stessa, come posso sentire quell’attrattiva nel proseguire la stesura? Voi sareste attirati dal vedere un film di cui conosceste già il finale? Io no di certo. Come ne sono uscita? Inserendo un colpo di scena impensabile e poi lambiccandomi il cervello per capire come uscirne.
9. Stai scrivendo in questo periodo?
Purtroppo no, temo di esser finita in un nuovo periodo di blocco, ma non mi dispero. Ogni momento di blocco arriva per dirci qualcosa, nulla accade per caso. Questo nuovo anno è iniziato con la necessità impellente di semplificare la mia quotidianità, di eliminare ciò che non è più parte di me. Ogni gesto, ogni attività che nell’abitudine pesa penso possa essere fatta in modo più semplice e sto lavorando sul come. E se la vita diventa più semplice, anche io avrò più spazio per le mie storie. Forse ho solo necessità di tornare a essere io, di scrivere la mia di storia, prima di viverne altre.
Nel frattempo sto progettando nuove speciali bookbox con i miei libri, gadget e contenuti extra… e ragionando su tutte le storie rimaste incompiute che mi aspettano.
10. Cosa speri che un lettore capisca di te leggendoti senza che tu debba scriverlo?
Lascio sempre una parte di me disseminata tra le righe, una scheggia d’anima nascosta tra le pagine: ciò che spero è che il lettore sappia scorgere l’anima, la mia anima, dietro la storia.
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